Lara Crameri

Da ScuolaWiki.

Balla con me

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C'era una volta... Già perchè anche la mia storia la voglio cominciare nel migliore dei modi, come una bella favola. C'era una volta una ragazza di nome Sofia Alessi, aveva 17 anni ed era un'appassionata della danza. Aveva un'amica del cuore: Martina. Sofia e Marti erano amiche da una vita, infatti le loro mamme si conscevano da prima che loro nascessero. Martina figlia unica e Sofia con un fratellino e una situazione familiare non magnifica, erano cresciute insep*arabili quasi come due sorelle. Tutti i momenti importanti della sua vita li aveva vissuti con Martina; suoi primi passi, le prime lezioni di danza, i pri mi giorni di scuola, i primi "amori", le prime delusioni... Ma forse per capire l'amicizia vera che lega Sofia a Martina dovrei raccontarvi dall'inizio questa bella storia, che parla di amicizia, amore e purtroppo anche di tristezza e odio. In una domenica soleggiata di settembre, il 12 settembre 1989, all'ospedale Sant'Anna di Roma due magnifiche bambine vennero alla luce. Forse fu la data di nascita a segnare l'inizio di questa magnifica amicizia. Abitavano vicine, in casette a schiera, quindi era come vivessero assieme, o Sofia era da Martina o viceversa. Fin da piccole si intendevano con uno sgguardo, e insieme ne combinavano di tutti i colori. A quattro cominciarono le loro lezioni di danza. Erano entrate in palestra mano nella mano, Martina alta e mora, Sofia piccolina e bionda. Avevano paura dell'ignoto, ma con il calore delle loro mani, fu loro più facile entrate in palestra. Erano orgogliose nei loro body rosa, uguali, comperati assieme alle loro mamme. Ma soprattutto erano orgogliose di avere ai piedi le scarpette, con le quali si sentivano già delle piccole ballerine. Fu subito amore per la danza. Durante la settimana aspettavano con impazienza il giovedì, giorno delle loro lezioni, e non parlavano d'altro... Anno dopo anno, la danza diventò una parte importante per la vita di entrambe. Fecero molti saggi e diversi concorsi. Sì, erano piuttosto brave. Quando avevano circa 12 anni, Marti decise di cambiare stile, e cominciò con la danza moderna, mentre Sofia un po' spaesata continuò con il classico. Nel tempo libero si divertivano a inventarsi delle coreografie, erano sempre felici, come delle eterne bambine. Era come se il tempo per loro si fosse fermato. I primi piccoli litigi entrarono nella loro vita quando cominciarono a vedere i ragazzi sotto un altro punto di vista. Ci furono dei problemi quando ad entrambe piaceva un ballerino della loro scuola di danza, quando Marti si fidanzò, quando Sofi si prese una cotta... Fortunatamente riuscirono a trovare un equilibrio, fra amore e amicizia. Erano più unite che mai. Il giorno del loro quindicesimo compleanno, la maestra di danaz fece loro una sopresa . Disse loro che un insegnante dell'accademia di danza di Milano le aveva viste ballare. Erano state scelte fra tutte. Naturalmente avrebbero dovuto ancora sostenere l'esame. Erano al settimo cielo. Poteva essere davvero l'occasione per diventare delle vere ballerine. Cominiciarono a provare sempre di più, ogni giorno, in ogni momento libero. Fu durante una di quelle sere che a Sofia vennero molti dubbi: "E se non ce la faccio? Vale davvero la pena tentare?" Martina si accorse subito che l'amica aveva qualcosa e dopo che le ebbe parlato a lungo le disse; " Sofi, so che ora hai paura di quell'esame, ne ho pure io. Ma tu non ami ballare? Non sei felice quando balli?" Le si riempirono gli occhi di lacrime, sì, lei amava ballare. E come sempre senza l'aiuto di Marti avrebbe mollato e non l'avrebbe mai capito. La strinse forte a sè e le disse: "Grazie,... Grazie di esserci sempre, di asciugarmi le lacrime, di ridere con me quando rido, e soprattutto grazie di avermi fatto capire quanto sia importante per me la danza.” Decisero che per l’esame avrebbero finito con una coreografia insieme. Era il ballo più bello e significante che loro avessero mai ballato. L’avevano creato loro, era un misto tra classico e moderno, fra Sofia e Martina, faceva capire quanto volevano ballare e quanto si volessero bene. Fu dopo una di queste prove che Sofia si accorse di una cosa alquanto strana. Dietro la nuca, aveva una massa dura, rotonda. E inoltre aveva un mal di testa intrattabile, spesso perdeva l’equilibrio e aveva continuamente forti nausee. Le sembrò molto strano, e dopo averne parlato con sua madre decise di andare da un medico. Questi entrò nella camera e la visitò. Era stesa su quel lettino e teneva stretta stretta la mano di sua madre, quasi fosse una bambina. La dottoressa era giovane e gentile. Subito però vide il suo volto cambiare espressione. Sua madre allarmata le chiese se c'era qualcosa che non andava. Lei rispose solo che erano necessari alcuni controlli. Fece tutti i controlli necessari e il tempo pareva non passare più, quasi fosse in ansia anche lui. Dopo i controlli se ne tornarono a casa. Le prove per l’esame intanto continuavano, mancavano poche settimane. Sofia però, aveva sempre quel dolore atroce alla nuca, quel dolore che non la lasciava dormire, quel dolore che le impediva di concentrarsi, quel dolore che faceva sempre più parte di lei. Qualche giorno dopo ricevette una chiamata dall’ospedale. Le volevano parlare. Era con sua madre, che cercava di tranquillizzarla, ma era più in ansia di lei. Si sedette sulla sedia, tremava e sudava. Sì, aveva paura. Lei, che nella vita aveva sempre cercato di essere forte, per sua madre che era sola, per suo fratello che era senza un padre. Già perché suo padre li aveva abbandonati quando suo fratello aveva solo due anni e lei dieci. Da allora era sempre stata il punto di riferimento per la sua famiglia. Se suo fratello aveva bisogno la chiamava, se sua madre aveva bisogno lei c’era. Lei piangeva solo quando sapeva che nessuno la poteva sentire, sapeva che se fosse crollata pure lei, non ce l’avrebbero fatta. Ora però era davvero impaurita. La dottoressa fece entrare prima sua madre e quando la vide uscire capì che qualcosa di brutto stava accadendo. Sua madre si sedette e con una voce flebile, che non aveva mai sentito le disse: “Tesoro, non so come dirtelo ma…tu…ecco…sei ammalata…È una malattia grave..purtroppo.” Non le disse nemmeno cosa aveva, le crollò addosso, piangeva e si disperava. Avrebbe voluto urlare: “Mamma sono io che sono ammalata, che ho paura, sei tu che devi consolare me! Non ho più la forza di essere forte per tutti.” Invece la strinse in un abbraccio. Fu come se qualcuno le avesse tolto il respiro. Cosa aveva fatto per meritarselo? Subito il suo pensiero andò a sua madre indifesa com’era nei suoi 40 anni, al suo fratellino fragile com’era, a Martina, due grosse lacrime le rigarono il viso, come avrebbe fatto a lasciarli? E la danza? Ma soprattutto pensò a tutto quello che non avrebbe mai potuto fare, a tutti i suoi sogni, infranti così, da una malattia che prima nemmeno sapeva esistesse. La testa le scoppiava di mille pensieri. La dottoressa la distolse da essi chiedendole: “Sofia, qual è la cosa che ti rende più felice?” Senza esitare rispose: “Ballare!”. “Allora finchè il tuo corpo te lo permette tu balla! Cerca di riempire di felicità e gioia questi ultimi mesi. Non buttare via questi ultimi mesi piangendo…Per un po’ potrai rimanere a casa, ma gli ultimi mesi dovrai essere ricoverata.”Se ne andò con sua madre, camminarono per ore. Anche lei era distrutta sapendo che prima o poi avrebbe perso sua figlia, che sarebbe rimasta sola con un figlio da crescere. Sofia vide la madre entrare in una chiesa, la vide pregare: “ Gesù, nella vita sei stato già tanto crudele con me e con i miei figli, Sofia è venuta al mondo solo sedici anni fa, l’ho messa al mondo io, è la mia unica figlia femmina, è quella che dà forza a tutti, non puoi togliermela così.” Sentì sussurrare la madre. Intanto una domanda la assillava: avrebbe dovuto dirlo a Martina? Fece una scelta difficile, decise che con l’aiuto delle medicine, e della sua famiglia avrebbe sostenuto comunque l’esame, dopo si sarebbe fatta ricoverare e che non avrebbe detto niente a Marti, per il momento. Così il giorno dopo era normalmente in palestra con Martina. Si gustava ogni attimo, ogni respiro, che Dio le stava regalando. Ma soprattutto, ballava. Tutto spariva, il cancro, la paura, la morte. C’erano solo lei, Martina e la musica. Volteggiava come non aveva fatto mai, era leggera e bella come una farfalla. Si lasciava trasportare da quella dolce musica, che le entrava dentro e le dava la forza di non mollare, di andare avanti, di lottare… Quelli erano i bei momenti, ma alla sera il dolore ritornava da lei. Atroce come solo lui poteva essere, perché la malattia non ha pietà di te, delle tue lacrime, del tuo dolore... Per lei sei soltanto il suo bersaglio da colpire…L’ennesimo…E sicuramente non l’ultimo.. Forse però dovrei spiegarvi qualcosa di questa malattia, perché ne sentiamo parlare costantemente, ma non sappiamo bene che cos’è. In medicina, cancro viene definito un tumore maligno. Il cancro è una classe di disordini o di disturbi caratterizzati da una sbagliata riproduzione delle cellule e dall'abilità di queste cellule di invadere altri tessuti , questo accade in caso di crescita diretta nei tessuti adiacenti attraverso una invasione o tramite la metastasi. Per metastasi si definisce lo stadio in cui il cancro è distribuito tramite il flusso sanguigno o tramite sistema linfatico. Il cancro può colpire persone di ogni età. È una della maggiori cause di morte nei paesi sviluppati. I tumori al cervello, data l’importanza dell’organo, sono quelli più difficili da curare, e con meno probabilità di guarigione. Vi chiederete perché Sofia riusciva nonostante tutto ancora a ballare, bè semplice, le medicine non potevano impedirle di morire, ma potevano farle passare un po’ meglio i suoi ultimi mesi. Intanto in famiglia tutti erano a conoscenza della sua malattia, la ricoprivano di attenzioni. Si sentiva amata e coccolata, ma soprattutto le davano la forza per andare avanti e non mollare. Venne il giorno dell’esame. Sofia prese Martina per mano, ed insieme entrarono nella grande sala. Sofia si sentiva più forte che mai. C’erano tutti, i suoi amici, la sua famiglia, la maestra di danza… Non poteva e non voleva deluderli. Prima toccò a Martina esibirsi, la vide ballare favolosamente, con una grinta che non aveva mai notato. Poi fu il suo turno, si immaginò di essere una farfalla, e dai volti dei presenti capì di aver trasmesso qualcosa. Ma il meglio doveva ancora arrivare, Sofia e Marti si prepararono sul palco, si guardarono e sorrisero. Ballarono come fossero un anima sola. E l’effetto fu magnifico, tanto da commuovere tutti. Il ballo finì e loro si trovarono davanti al professore. Erano agitate, ma felici. Disse loro che gli avevano trasmesso tanto, e che meritavano l’accademia di danza. Risero, saltarono e piansero, ma dentro Sofia piangeva di tristezza. Sì, era arrivato il momento di dire a Martina la verità. Uscirono e si sedettero su una panchina. Sofi le disse:” Marti, devo dirti una cosa orribile, io sono ammalata, ho il cancro.” Lei le rispose: “Ma non puoi farti curare?” “ Marti, io sto per morire.” Lei le crollò addosso, piangeva, urlava, si disperava. Le disse che non l’avrebbe lasciata andare. Pochi giorni dopo venne ricoverata, il suo corpo non ce la faceva più, aveva già lottato molto, troppo. Vedeva Martina e la sua famiglia ogni giorno, le facevano compagnia, le portavano i fiori, cercavano di non farla pensare. Finchè un giorno di novembre sentì che era arrivata la fine. Salutò la sua famiglia, era difficilissimo dire addio alla persona che ti ha messo al mondo, al fratello a cui hai fatto da mamma. Sì gli sarebbero mancati moltissimo. Fece forza a sua madre, e disse a suo fratello di essere forte come lo era stata lei, e poi con baci e abbracci disse loro che non li avrebbe mai lasciati soli. Poi entrò Martina. Le disse che era la miglior amica che si poteva desiderare, che le voleva bene e che ci sarebbe sempre stata. Lei piangeva, la pregava di non morire, di non abbandonarla. Le prese la mano, la strinse forte e le disse: “È ora che io vada, ti voglio bene, ma non voglio che tu muoia con me, prenditi cura di te e ricorda che quando ti sentirai sola, io ti starò guardando dall’alto!” L’ultima cosa che vide fu lei, la sua migliore amica che piangeva. Poi chiuse gli occhi e se ne andò. Se ne era andata, ma non li aveva lasciati soli. Li sorvegliava dall’alto. La cosa che più le piacque fu vedere la reazione della madre. Dopo la morte della figlia, era molto più forte, si prendeva cura di suo figlio e non si lasciava andare. Invece Marti si era chiusa in sé, non parlava quasi più e non ballava più. Questo le faceva male. Questo faceva male anche a sua madre, che decise di andare a trovare Martina. Le disse: “Martina, lo so che stai male, capisco e condivido il tuo dolore. Ma credo che Sofia non sarebbe felice nel vederti qui a piangere. Lei vorrebbe vederti ballare!” Lei rispose che non voleva più ballare sapendo che Sofia non lo poteva fare. Sua madre con una forza che nessuno conosceva le rispose: “Marti, Sofia sarà sempre con te, quando balli pensala perché lei sta ballando con te, Marti tu che puoi balla, balla per te e per Sofia!” Dall’alto sul volto angelico di Sofia apparve un magnifico sorriso, già sua madre era proprio una grande. Il giorno dopo infatti vide Marti andare in palestra, accendere la musica mettersi le scarpe e ballare! Ballava con l’anima, volteggiava nell’aria e regalava emozioni. Sì credo proprio stesse pensando a Sofia, ma non credo che immagiasse che anche lei dall’alto stava ballando. Sì, ballerà per sempre. Anzi, balleranno per sempre insieme.. Già, anche la mia storia in fondo è finita come le favole, e vissero tutti felici e contenti. Perché ora posso dire che la vita è imprevedibile, ma fantastica. Che nessuno deve mai smettere di vivere, di lottare, di sperare e di sognare… Perché la vita è colorata e incolore, allegra e triste, fantasiosa e noiosa…Ma soprattutto, lunga o corta che sia, va vissuta! Fai della tua vita un sogno, e di un sogno, la tua realtà…

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